#: locale=it ## Tour ### Description ### Title tour.name = Museo Civico di Allumiere ## Skin ### Tooltip IconButton_9161A988_8561_3C41_41D0_5DB90F430FD1.toolTip = Fullscreen ## Media ### Title panorama_B67507B7_BDE8_6BF1_41DE_C980A36D103D.label = Museo-Civico-Allumiere-1-low-light panorama_B79A826C_BDE8_A497_41DB_5B126481F171.label = Museo-Civico-Allumiere-3-low-light panorama_B79AB7C0_BDE8_EB8F_4188_EEFAE9726D58.label = Museo-Civico-Allumiere-7-low-light panorama_B79AFDC5_BDE8_9F91_41D9_30314EB3A6FB.label = Museo-Civico-Allumiere-5-low-light panorama_B79D306C_BDE8_A497_41DF_F1B1E0F79870.label = Museo-Civico-Allumiere-4-low-light panorama_B79D54F4_BDE8_AD77_41A4_BEEA07295781.label = Museo-Civico-Allumiere-8-low-light panorama_B79D5AB8_BDE8_E5FF_41A3_09D22838925C.label = Museo-Civico-Allumiere-6-low-light panorama_B79E8558_BDE8_6CBF_41E6_CE7179D139ED.label = Museo-Civico-Allumiere-2-low-light photo_9D2C086F_BF87_B715_41C1_2673C44AE4DE.label = DSC_1466 photo_9E75B619_BE8D_FB3D_41D7_B6E68385A616.label = CAVA DI ALLUME copia - Copia photo_A09816C5_BE9C_9B15_4165_173E27702418.label = IMG_8385 photo_A1635FDB_BE7C_A93D_41DF_5157444074C0.label = IMG_7868 photo_A1C87FE9_BE84_691D_41E6_478D9AC25CD9.label = _MG_0807 photo_A2183290_BE8C_9B0B_41E5_752027A22716.label = IMG_8373 photo_A3294537_BE7C_F975_41D9_F7C3D4467DE7.label = IMG_9250 photo_A34F098C_BE9C_691B_41E2_DA6305539032.label = IMG_7739 photo_A3A0FF19_BE85_A93D_41E6_F85A3E016CBE.label = megafauna di montericcio photo_A7CB0166_BEBD_B917_41E3_CCC2C3D7F5DF.label = elefante 1 video_AD8359A6_BE83_E917_41E2_0EC86FB2E8CD.label = Museo_Allumiere ## Popup ### Body htmlText_9E5673E0_BE8C_790B_41D4_8447D2559FFF.html =
LO SFRUTTAMENTO DELLE CAVE
Il primo impianto di lavorazione, nacque dove oggi sorge la frazione La Bianca, che perciò viene individuato come primo nucleo del futuro paese di Allumiere. La tecnica di scavo era quella a cielo aperto, tecnica che applicata per quasi tre secoli, ha molto modificato la fisionomia del paesaggio. Si susseguirono diversi appaltatori, ma fu solo con Agostino Chigi, appaltatore delle miniere dal 1500 al 1520, che vennero spostati gli impianti di produzione ai piedi di Monte Roncone, fondando così il centro abitato di Allumiere. Nella fase finale dello sfruttamento delle risorse minerarie si passò all’estrazione in galleria che permetteva di seguire i filoni non solo di allume ma anche di altri minerali come ferro, blenda, galena, di cui si tentò a più riprese l’estrazione, che non si rivelò mai economicamente redditizia.
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CAVAROLI, MINATORI E ATTIVITÀ ESTRATTIVE
L’attività estrattiva si fece immediatamente intensa come dimostrato dalle fonti coeve. il principale metodo di estrazione dell’alunite era il metodo a cielo aperto: individuato il giacimento si procedeva scavando nel filone dall’alto ed aprendo una voragine nel fianco della montagna. Fu solo dal 1836 che, per abbattere i costi, venne proposta l’estrazione in galleria, attuata dal 1856. Questo permetteva di seguire il filone individuato dall’interno lavorando solo le porzioni utili della roccia. Il lavoro in galleria era molto duro: l’operaio era soggetto a molte malattie provocate dalle cattive condizioni di vita, dai turni stressanti e dall’ambiente lavorativo malsano. Si potevano poi verificare incidenti vari (dovuti a: caduta dalle impalcature, crolli, attrezzature di bassa qualità, fughe di gas, ecc.) e malattie (febbri, malaria, malattie respiratorie), che spesso provocavano tragedie. Gli operai addetti alla cave avevano funzioni molto specifiche: gli sterpatori erano addetti alla ripulitura preventiva della vegetazione prima dell’inizio degli scavi, i rompitori erano incaricati della rottura della parete mediante l’inserimento nella parete di cunei che poi venivano battuti con delle mazze per far crollare porzioni di roccia (in seguito questa operazione venne fatta con polvere da sparo). A terra i fenditori frantumavano la pietra e l’operaio capatore selezionava le pietre aluminose da mandare alla lavorazione dove altri operai specializzati si occupavano della cottura ai fuochi di calcinazione, altri procedevano ad innaffiare regolarmente la pietra durante la macerazione e altri ancora presiedevano alle fornaci di liscivazione e rimestavano la soluzione dei grandi tini di cristallizzazione. Nel 1577 lavoravano alle cave di allume ben 711 operai con varie mansioni (minatori, cavatori, rompitori, cavallari, sterpatori, addetti al trasporto e addetti al materiale di scarto) cui andrebbe aggiunto per completezza il numero non definito di tutti i campi direttamente dipendenti dagli appaltatori delle cave, addetti a coltivazione e fienagione. La fabbrica dell’allume di Roma era la più grande impresa protoindustriale dell’epoca, altre attività similari nel resto d’Europa non coinvolgevano più di 500 unità di personale.
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LA SCOPERTA DELL’ALLUME
Nel 1453, il commerciante di stoffe Giovanni Da Castro fugge dal Medioriente, a seguito della caduta dell’Impero Romano d’Oriente. Attorno al 1461 si trovava a soggiornare in queste zone e trovandosi a passare per i boschi della futura Allumiere, notò una pianta che aveva già visto in Asia Minore nei pressi dei giacimenti di allume, l’agrifoglio. Seguendo questo indizio, iniziò a scavare, trovando dei minerali che facevano pensare all’alunite. Li estrasse e iniziò la lavorazione riuscendo ad ottenere i primi cristalli d’allume. Immediatamente ne viene avvisato il pontefice Pio II, Enea Silvio Piccolomini: è l’inizio dell’avventura delle Allumiere di Roma. L’allume era al tempo un materiale estremamente prezioso utilizzato principalmente per fissare i colori ai tessuti ma anche in medicina come cicatrizzante, nei cantieri navali per rendere ignifughi gli scafi delle imbarcazioni, in pittura nella tecnica dell’affresco e nell’artigianato per la conciatura del pellame.
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LA SALA DEI MINERALI
Un mondo di minerali, dovunque tu viva, in campagna in montagna o sulla riva del mare, i minerali sono sempre attorno a te. Sono le pietre del muro della tua casa , nelle rocce lungo le strade, nella sabbia e nei ciotoli della spiaggia. Fanno parte della tua vita quotidiana e offrono tutti un’appassionante storia da scoprire. Gli uomini utilizzano da lungo tempo le rocce ed i minerali che li circondano.
Infatti uno dei principali motivi di interessamento da parte dell’uomo per questo territorio è sicuramente legato alla presenza di diffuse mineralizzazioni , conseguenti all’intenso magmatismo di cui è andata soggetta gran parte dell’area.
In questa sala dedicata alla mineralogia le sette vetrine offrono un’attraente campionatura dei numerosi minerali presenti nel territorio distinguendo quelli utilizzati dall’uomo da quelli di puro interesse scientifico. La collezione di minerali è stata divisa in base al tipo di roccia e di ubicazione, alcuni , di estrema importanza economica, sono quelli derivati dai filoni idrotermali ad alunite e metalliferi di ferro piombo, rame e mercurio.
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LA LAVORAZIONE DEL MINERALE
La fabbrica dell’allume viene definita dagli storici un’impresa protoindustriale per la mole di affari e per la modalità estrattiva e di organizzazione della lavorazione che ha anticipato la razionalizzazione della lavorazione tipica della rivoluzione industriale. La creazione del cristallo di allume dall’alumite che si estrae è un processo lungo e laborioso che spiega l’elevato costo dell’allume e il suo pregio. Dopo l’estrazione, la selezione delle pietre alluminose e il loro trasporto nel luogo di lavorazione avveniva la prima cottura, la calcinazione, che rende la pietra di alumite solubile in acqua, il procedimento proseguiva con la macerazione, in acqua per 30-40 giorni. A seguito della macerazione si otteneva una pasta semisolida rossastra che viene passata nei forni di liscivazione per una seconda cottura che elimina le ultime impurità, rendendo possibile la cristallizzazione. I cristalli di allume così ottenuti erano poi trasportati al vicino porto di Civitavecchia da cui prendevano le rotte che li avrebbero trasportati in tutta Europa.
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LA CIVILTÀ PROTOVILLANOVIANA
Interessante e autoctona del territorio è l’affermazione della cultura protovillanoviana, con caratteristiche peculiari nel suo sviluppo locale. I recenti studi individuano nella cultura protovillanoviana una delle culture preromane poi confluite nella più nota cultura etrusca. Anche a seguito dello sviluppo di questa grandiosa società sul territorio si prolungano alcuni aspetti tipici del protovillanoviano come le tombe e incinerazione in urne biconiche e la decorazione geometrica delle ceramiche.
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L’ELEFANTE ANTICO DI FICONCELLA
I resti rinvenuti appartengono ad un maschio adulto di Palaeoloxodon antiquus, o elefante antico. L’animale raggiungeva i 4 metri di altezza, era un maestoso erbivoro che abitava le grandi praterie ricche di alberi decidui dei periodi interglaciali, è il progenitore dei moderni elefanti ed un “cugino” del Mammut. La sua specie ha vissuto tra gli 800.00 e i 70.000 anni fa. Un grande erbivoro della sua mole rappresentava una eccezionale risorsa per gli Uomini: carne, pelle, ossa, tendini in grandi quantità per ogni tipo di utilizzo.
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LA FAUNA DI MONTERICCIO
Oltre all’elefante antico (Palaeoloxodon antiquus) tra gli animali rinvenuti a Ficoncella sono stati individuati l’uro (Bos primigenius), il daino (Dama sp.) e il cavallo (Equus sp.). È una combinazione di specie tipica del Pleistocene medio e di un clima temperato-caldo, assimilabile e quello attuale. Non siamo in grado di stabilire se gli animali di Ficoncella siano stati cacciati direttamente dai gruppi umani presenti sul posto o se essi non abbiano solo sfruttato la loro carcassa a seguito della loro morte, naturale o per opera di grandi carnivori come la iena (Pachycrocuta brevirostris), la cui presenza sul territorio è attestata indirettamente.
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L’ETÀ DEL BRONZO
Il II° millennio vede una modificazione radicale dell’economia, della struttura societaria, della produzione del mezzo di consumo e di scambio, dei rapporti con l’ambiente e quindi dello struttamento razionale delle risorse.
L’età del bronzo viene suddivisa in Bronzo Antico, Bronzo Medio, Bronzo Recente e Bronzo finale.
Nell’età del bronzo antico, la tecnica fusoria del rame si diffonde e si perfeziona con l’aggiunta di piccole quantità di stagno che rende i prodotti più resistenti all’uso. Uno strumento molto diffuso è l’ascia.
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GLI ETRUSCHI
Nel periodo etrusco (fine VIII-inizi III sec a.C.) ad essere sfruttati sono soprattutto i piccoli altopiani tufacei che si affacciano sui corsi d’acqua. Su di essi si trovano delle necropoli come Pian Conserva caratterizzate da tombe a tumulo. Oltre le necropoli sono noti alcuni abitati come quello scoperto nei pressi di La Bianca e piccole fortezze poste lungo il confine meridionale di Tarquinia. La presenza degli Etruschi in questo territorio di collegamento tra le sue potenze dell’epoca, Cere e Corneto, è testimoniata da costruzioni come il tempio presso La Bianca, e dal ritrovamento di corredi e vasellame, con alcuni rilevanti esemplari di bucchero.
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INDUSTRIA LITICA
L’attività di Heidelbergensis attorno alla carcassa di elefante è testimoniata dal ritrovamento di strumenti in pietra utilizzati e abbandonati nei pressi. I ciottoli di selce sono stati scheggiati in loco per ottenere piccoli strumenti atti alla lavorazione di carni, tendini ed ossa. Altre rocce, come il calcare sono state usate per produrre strumenti taglienti, probabilmente per la macellazione. La capacità di produrre strumenti differenziati per le diverse attività indicano la complessità comportamentale e tecniche che questi gruppi umani avevano ottenuto.
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500.000 ANNI FA NELLA VALLE DEL MIGNONE
Il sito della Ficoncella, lungo la bassa valle del Mignone, ha restituito i resti di animali preistorici tra i quali quelli di un grande elefante antico “Palaeoloxodon antiquus”, associati a strumenti di pietra scheggiata, indizio della presenza di comunità umane nell’area. Il sito risale a 500.000 anni fa. Il quell’epoca il paesaggio è molto diverso dall’attuale: la Valle del fiume Mignone è meno incisa e la pianura alluvionale alle spalle della costa, caratterizzata dalla presenza di estese palude è percorsa da branchi di grandi erbivori. Il sito di Ficoncella ha immortalato un momento di attività di un gruppo di Heidelbergensis attorno alla carcassa dell’elefante. Al momento è la più antica testimonianza del popolamento umano del Lazio.